Due ex istruttori di fitness brilli litigano su quale sia il miglior esercizio al mondo
Due ex istruttori di fitness brilli litigano su quale sia il miglior esercizio al mondo (e il finale è imprevedibile)
Sono le sette di sera di un martedì qualunque, e sulla spiaggia di Ponente il vento porta odore di salsedine, crema solare scaduta e — soprattutto — di vino bianco economico. Seduti su una panchina scrostata ci sono Gianni e Marisa, entrambi ex istruttori di fitness con un passato di spinning e un presente di ginocchia scricchiolanti. Hanno entrambi sessantadue anni, entrambi una laurea in Scienze Motorie appesa in salotto, entrambi tre bicchieri di Vermentino in corpo. E stanno litigando. Litigano da quarant'anni, ma stasera la questione è seria: qual è il miglior esercizio fisico del mondo?
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«Te lo dico io qual è,» esordisce Gianni, gesticolando con la mano come se stesse dirigendo un'orchestra immaginaria. «Rotolarsi nella sabbia. Mezz'ora. Qui, sulla battigia.»
Marisa lo guarda come si guarda un gabbiano che ha appena rubato un panino. «Rotolarsi nella sabbia,» ripete. «Gianni, sei un cretino.»
«No, aspetta, aspetta. È un esercizio funzionale totale. Coinvolgi core, spalle, glutei,
ischiocrurali... e la sabbia è instabile, quindi il corpo lavora il doppio per stabilizzarsi. È come il TRX, ma gratis e con i granchi.»
«E la dignità? Quella la alleni?»
«La dignità è un muscolo che io ho smesso di allenare nel 1998,» risponde lui, e si toglie le scarpe con la solennità di chi sta per fare la storia.
Marisa non si arrende. «Il miglior esercizio sono le verticali. Dietro la televisione. Venti minuti.»
«Dietro la televisione?»
«Sì. Perché lì c'è il muro, c'è il mobile, c'è la polvere. Nessuno ti vede. Nessuno ti giudica. Tu vai in verticale, il sangue ti va alla testa, e per venti minuti il tuo unico pensiero è non morire. È meditazione, Gianni. È yoga, è CrossFit, è filosofia greca.»
«È demenza senile.»
«È equilibrio. È propriocezione. È pressione intracranica controllata.»
Gianni scuote la testa e si alza. «Sai qual è il vero esercizio? L'immersione. Subacquea. Nel fiume qui dietro.»
Marisa sputa il vino che stava bevendo. «Nel fiume? Quel fiume? Quello dove c'è scritto "divieto di balneazione" dal 1987?»
«Proprio quello. Perché lì, Marisa, tu non stai facendo fitness. Tu stai facendo sopravvivenza. E la sopravvivenza è il miglior allenamento cardiovascolare che esista. Non c'è tapis roulant che tenga.»
«Gianni, nel fiume ci sono le anguille.»
«Le anguille ti motivano.»
«Le anguille ti mordono.»
«E allora? Il dolore è il miglior personal trainer. Gratis, tra l'altro.»
A questo punto Gianni si è già sdraiato sulla sabbia e comincia a rotolare. Seriamente. Marisa lo guarda, poi guarda il cielo, poi guarda il vino rimasto nella bottiglia, e prende una decisione che probabilmente rimpiangerà: si mette anche lei a rotolare. Perché a sessantadue anni, con tre bicchieri di bianco in corpo, la logica è una signora che se n'è andata a casa da un pezzo.
Rotolano. Ridono. Un cane li guarda perplesso. Una coppia di turisti tedeschi li fotografa pensando che sia una tradizione locale.
«Visto?» ansima Gianni, con la sabbia nei capelli e in bocca. «Senti come lavorano gli addominali?»
«Sento che sto per vomitare,» risponde Marisa. «Ma è lo stesso effetto del pilates avanzato, quindi tecnicamente hai ragione.»
Poi, come succede sempre quando due ex trainer brilli iniziano a parlare di corpo umano, la conversazione deraglia nel metafisico.
«Il problema,» dice Marisa, rotolando su un fianco, «è il metabolismo. Nessuno capisce che il metabolismo non è una scusa. È una scusa biologica.»
«Il metabolismo è un mito inventato dai nutrizionisti per venderci la quinoa,» ribatte Gianni.
«La digestione, invece, è sottovalutata. Tu mangi e poi ti alleni? Errore. Tu devi digerire come atleta. Respirazione diaframmatica, postura, masticazione lenta. Io mastico ogni boccone quaranta volte.»
«Quaranta?»
«Quaranta. Una volta ho masticato un'oliva per undici minuti. È stato il pasto più lungo della mia vita e anche il più noioso.»
«E il sonno?» chiede Gianni, rotolando dall'altra parte. «Il sonno è doping naturale. Otto ore. Non sette, non nove. Otto. Se dormi sette, sei un dilettante. Se dormi nove, sei depresso.»
«E lo stress?»
«Lo stress è solo fitness non canalizzato.»
«Bella questa. Me la rubo.»
Intanto il sole è tramontato, la spiaggia è vuota, e i due rotolano ancora, ormai coperti di sabbia come due panzerotti fritti male. A un certo punto Gianni si ferma, guarda l'orizzonte e dice, con voce improvvisamente seria:
«Sai qual è il vero miglior esercizio, però?»
«Quale?»
«Nuotare via dagli squali.»
Marisa si blocca. «Cosa?»
«Nuotare via dagli squali. È cardio, è forza, è mobilità articolare, è gestione dello stress. È tutto. Se non riesci a nuotare via da uno squalo, sai che ti dico? Che tutto il resto è superfluo.»
Marisa ci pensa. Poi annuisce lentamente, come se avesse appena ricevuto una rivelazione.
«Hai ragione,» dice. «Ma solo se lo fai in verticale.»
«In verticale?»
«In verticale, dietro la televisione, mentre rotoli nella sabbia e cerchi di digerire un'oliva masticata quaranta volte.»
Gianni la guarda. Marisa lo guarda. Scoppiano a ridere entrambi, con quella risata sgangherata dei sessantenni che hanno capito che il segreto del fitness non è mai stato il fitness.
È l'amicizia. E un po' di vino bianco.
Si alzano, si scrollano la sabbia di dosso, e si avviano verso casa barcollando. Domani, giurano, proveranno le verticali. Dietro la televisione. Per venti minuti.
Se non muoiono prima.
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