Il mio agente fa le flessioni al posto mio

 Lady Gaga, Catherine Zeta-Jones, Rihanna, Margot Robbie, Ayumi Shinoda e Mio Kimijima contro la tirannia delle flessioni

La conversazione si spostò, come inevitabilmente accade tra dive, verso l'argomento più spinoso di tutti: l'esercizio fisico.

Lady Gaga si lasciò andare contro lo schienale del divano, con un'espressione di

lady gaga fisico

profondo dolore, come se stesse ricordando un trauma. «Sapete qual è il vero problema di questo mestiere? Non i registi. Non i paparazzi. Non le case di produzione che ti offrono solo quattrocento milioni. No. Il problema è che ti vogliono far fare esercizio.»

«Orribile,» mormorò Catherine Zeta-Jones, rabbrividendo. «Assolutamente orribile.»

«A me,» continuò Gaga, «hanno chiesto di fare trenta flessioni al giorno. Trenta! Al giorno! Ho pensato: ma stiamo scherzando? Chi ha tempo per trenta flessioni? Io ho un impero musicale, ho delle carte da firmare, ho dei cappelli da indossare. Così ho chiamato il mio avvocato.»

«E lui?» chiese Rihanna, incuriosita.

«Lui ha negoziato. Ora ne faccio trenta... al mese. È stato un compromesso ragionevole. Loro volevano trenta al giorno, io ne volevo zero. Abbiamo chiuso a trenta al mese. E devo dire che sono stati molto comprensivi.»

«Trenta al mese?» ripeté Margot Robbie, ammirata. «Che bravo avvocato. Il mio non è mai riuscito a tanto.»

«Lo stesso è successo a me,» intervenne Rihanna, con aria annoiata. «Anche a me volevano far fare trenta flessioni al giorno. Per un film sui pirati, niente meno. Io ho detto: "Tesoro, io canto. Non sono mica una marinaia". Così ho chiamato il mio agente.»

«E lui cosa ha fatto?» chiese Ayumi Shinoda, con gli occhi spalancati.

ayumi shinoda picture

«Lui le ha fatte al posto mio,» rispose Rihanna, come se fosse la cosa più ovvia del mondo.

Il silenzio che seguì fu ancora più denso del precedente. Poi, Catherine Zeta-Jones scoppiò in una risata. «Il tuo agente ha fatto le flessioni al posto tuo?»

«Certo,» disse Rihanna. «È il suo lavoro. Lo pago apposta. Ha un bel fisico, tra l'altro. Si allena da anni. Gli ho detto: "Tu fai le flessioni, io faccio la diva". È un accordo perfetto. Lui è felice, io sono felice, e la casa di produzione non ha niente da ridire.»

«Ma non si è insospettito nessuno?» chiese Mio Kimijima.

«No,» rispose Rihanna. «Nessuno guarda mai davvero. Pensano che sia io. Ho anche fatto mettere una foto del mio agente nella mia roulotte, così se qualcuno entra, pensa che sia io che mi alleno. È tutto molto credibile.»

«Geniale,» disse Gaga. «Assolutamente geniale. Io invece ho dovuto negoziare personalmente. Il mio avvocato mi ha detto: "Guarda, possiamo arrivare a trenta al mese, ma non di più. Altrimenti sembra che tu non faccia niente". E io: "Va bene, trenta al mese. Ma solo se posso farle seduta".»

«Seduta?» chiese Margot.

«Sì. Seduta sul divano. Con un bicchiere di champagne in mano. Tecnicamente sono flessioni, no? Il movimento è quello. Solo che invece di sollevare il corpo, sollevo il bicchiere. È un esercizio diverso, ma sempre esercizio è.»

«Brilhante,» commentò Catherine. «Io, per esempio, ho un personal trainer che viene a casa mia tre volte a settimana. Ma non per me. Per il mio cane. Così io posso dire di avere un personal trainer, ma in realtà non faccio niente. Il cane è magrissimo, tra l'altro. Sta benissimo.»

«Anch'io ho un personal trainer,» disse Ayumi Shinoda, con la sua solita grazia. «Ma viene solo per farmi compagnia. Ci sediamo insieme, beviamo tè verde, e parliamo di quanto sarebbe bello se fossimo magre. È molto rilassante. E poi, tecnicamente, il tè verde è un integratore. Quindi è come se mi allenassi.»

«Io ho provato a fare yoga,» disse Mio Kimijima, «ma mi sono addormentata nella posizione del bambino. Il mio istruttore ha detto che non aveva mai visto nessuno russare così elegantemente. Così ho deciso che lo yoga non fa per me. Ora faccio pilates. Ma solo mentalmente. Mi immagino di fare pilates. È meno faticoso e i risultati sono gli stessi, secondo me.»

«Il problema,» riprese Gaga, «è che il mondo ti vuole sempre in movimento. Ti vogliono magra, ti vogliono tonica, ti vogliono giovane. Ma nessuno pensa a quanto sia stancante. Io ho bisogno di riposare. Ho bisogno di sedermi. Ho bisogno di mangiare una piccola, minuscola, insignificante insalata. E poi di lamentarmi del fatto che è troppo piccola.»

«È vero,» concordò Rihanna. «Io una volta ho provato a fare una lezione di spinning. Sono entrata in sala, ho visto tutte quelle biciclette, e sono uscita immediatamente. Ho detto al mio assistente: "Portami via. Non è un ambiente per me". E lui mi ha portata in un negozio di gioielli. È stato terapeutico.»

«La verità,» disse Catherine Zeta-Jones, con tono solenne, «è che noi attrici siamo come farfalle. Bellissime, delicate, eteree. E le farfalle non fanno flessioni. Le farfalle volano. E noi voliamo. Voliamo sopra le case di produzione, sopra i registi, sopra le palestre. Voliamo verso il nostro camerino, dove ci aspettano una tisana e un divano comodo.»

«Che poesia,» sospirò Ayumi.

«Grazie,» rispose Catherine. «L'ho scritta io. La includerò nel mio prossimo libro di memorie. Si intitolerà: Come ho evitato l'esercizio fisico per trent'anni e sono ancora splendida.»

«Lo comprerò,» disse Margot. «Anzi, ne comprerò cento copie. Una per ogni mia controfigura. Camilla sarà felicissima. Le serviranno per le sue flessioni. Le fa ancora, sapete. Trenta al giorno. È incredibile. A me ha detto: "Margot, tu riposati. Ci penso io". E io: "Grazie, maestà. Sei un angelo".»

«Camilla fa le flessioni?» chiese Mio, incredula.

«Sì,» rispose Margot. «E le fa anche bene. Ha detto che è l'unica cosa che la tiene in forma per le cadute dai tetti. E poi, onestamente, è l'unica della famiglia reale che si allena davvero. Gli altri si limitano a fare il saluto. Con la mano. Da seduti.»

Tutte risero. Una risata cristallina, elegante, e leggermente stanca. Perché ridere, dopotutto, è un esercizio. E loro, come tutte le dive, cercavano di evitarlo il più possibile.

«Comunque,» concluse Gaga, alzandosi e stirandosi con grazia infinita, «il punto è che noi siamo artiste. E le artiste non fanno flessioni. Le artiste ispirano. Le artiste brillano. Le artiste...»

«Si siedono,» completò Rihanna.

«Esatto. Si siedono. E guardano gli altri fare flessioni. È il nostro contributo al mondo. È il nostro dono. Ed è un dono che facciamo con piacere. Purché nessuno ci chieda di alzarci dal divano.»

«Amen,» disse Catherine.

E tutte si sedettero di nuovo, pronte per la prossima offerta miliardaria. Che, naturalmente, avrebbero rifiutato. Perché non erano mica povere. E soprattutto, non erano mica disposte a fare flessioni.

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